Giuseppe Chillemi, nato ad Antillo il 10 gennaio 1921, poco più che ventenne si arruola nell’aeronautica militare, combatte per oltre due anni sul fronte nordafricano, poi nel teatro del Mediterraneo, per poi fare ritorno in Italia.
A metà luglio del 1943 viene trasferito all’allora aeroporto militare nella cittadina cuneese di Mondovì.
Dopo l’8 settembre, quando l’armistizio fu reso noto, mentre il re e Badoglio riparano a Brindisi, sotto la protezione degli alleati sbarcati in Puglia, i tedeschi procedono a una sistematica occupazione di tutta la parte centro-settentrionale dell’Italia.
Abbandonate a se stesse con ordini vaghi e contraddittori, le truppe italiane si sbandano senza poter opporre ai tedeschi una resistenza organizzata.
Anche l’aeroporto di Mondovì viene occupato dai tedeschi, in seguito minato e raso al suolo.
Giuseppe decide di non combattere con fascisti e nazisti ed è determinato a superare le linee Gustav e Gotica per dare il suo contributo alla lotta di liberazione, che si sta combattendo nel sud d’Italia.
Mentre cerca di superare l’Appennino umbro-marchigiano, trova accoglienza presso una formazione partigiana.
Il 4 luglio 1944 i Partigiani avevano liberato Cerreto d’Esi, nelle Marche, quando ancora non erano giunte le truppe alleate.
La sentinella messa a guardia dell’ingresso del paese era Giuseppe Chillemi.
«Nella notte i tedeschi tornarono con una spedizione punitiva: sorpresero tre Partigiani che presidiavano il Comune e li fecero prigionieri.
Li impiccheranno alcuni giorni dopo durante la loro ritirata. Presero anche prigionieri due membri del Comitato di Liberazione Nazionale.
Mentre uscivano dal paese con i prigionieri furono sorpresi da Chillemi messo a guardia, vicino alla stazione, che era dalla parte opposta del Palazzo Comunale.
Chillemi ordinò il “chi va là” ed aprì il fuoco sulla pattuglia dei tedeschi.
Lo scontro fu duro e reiterato finché Chillemi fu ferito a morte.
I tedeschi, temendo che vi fossero altre forze partigiane, fuggirono rapidamente portando via i tre Partigiani catturati mentre i membri del CLN si salvarono fingendosi morti.
Era l’alba del 5 luglio -scrive Bartolo Ciccardini- ero un ragazzo curioso di 15 anni, scappai da casa e mi affacciai alle mura che circondano il Paese e vidi dall’alto questo ragazzo che giaceva nel punto in cui aveva combattuto, era stato colpito ed era morto dissanguato durante la notte».
Il Comune di Cerreto d’Esi ha intitolato una via cittadina ed inaugurato un murale in memoria di Giuseppe Chillemi il 25 aprile del 2024, con la gratitudine della comunità antillese.
A cura di Angela Maria Trimarchi
Fonti documentarie fornite dal nipote Daniele Chillemi


