TRAMA
È l’alba a Tebe, un’alba di vittoria: l’esercito della città, guidato dal figlio di Edipo Eteocle, ha sconfittol’esercito di Argo, guidato da Polinice, l’altro figlio di Edipo venuto per riprendersi il trono. Ma in uno scontro fratricida, Eteocle e Polinice si sono uccisi a vicenda, e il trono ora è passato al loro zio Creonte. Come primo atto, Creonte ha stabilito di concedere gli onori funebri a Eteocle, lasciando invece insepolto il cadavere di Polinice, nemico dello stato. Anti-gone, sua sorella, si ribella all’editto: trasgredisce la legge e seppellisce il corpo. Per questo, Creonte la condanna a essere rinchiusa per sempre in una grotta: non valgono a nulla le parole di Ismene – sorella di Antigone – e di Emone, figlio di Creonte e sposo promesso di Antigone. Ma il volere degli dèi si manifesta, e Creonte lo comprende troppo tardi: e così perde Antigone ed Emone, morti suicidi, e la moglie Euridice, che si toglie la vita alla notizia della morte del figlio.
ARTISTI
Regia: Robert Carsen
Traduzione: Francesco Morosi
Scene: Radu Boruzescu
Costumi: Luis Carvalho
Musiche: Cosmin Nicolae
Movimenti: Marco Berriel
Luci: Robert Carsen, Giuseppe Di Iorio
Collaborazione alla regia: Stefano Simone Pintor
Assistente scenografo: Alison Isabel Walker
Assistente costumista: Giorgia Tomatis
CAST
Antigone: Camilla Semino Favro
Ismene: Mersila Sokol
Creonte: Paolo Mazzarelli
Guardia: Pasquale Di Filippo
Emone: Gabriele Rametta
Tiresia: Graziano Piazza
Messaggero: Dario Battaglia
Euridice: Ilaria Genatiempo
Capo coro: Rosario Tedesco
Corifea: Elena Polic Greco
INTRODUZIONE ALL’ASCOLTO:
Antigone e il potere della scelta solitaria
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Simbolo di lotta e determinazione, Antigone è una giovane donna vittima e allo stesso tempo eroina, l’unica capace di sfidare il tiranno Creonte e le leggi della polis pur di dare sepoltura alsuo amato fratello Polinice. Nel corso dei secoli, e in partico-lare nel Novecento, la sua figuraè divenuta sinonimo di resistenza e rivendicazione
«L’odio incombe su Tebe come un sole atroce […] I cuori sono aridi come i campi; il cuore del nuovo re è arido come la roccia. Tanta aridità chiama il sangue […] La sola Antigone, vittima del dirittodivino, ha ricevuto come appannaggio l’obbligo di perire, e questo privi-legio può spiegare il loroodio». Spettinata, sudata, nell’ombra della notte la giovane prota-gonista del racconto Antigone o la scelta (1936) di Marguerite Yourcenar si fa strada tra i carri armati e i cadaveri. Sfidando l’editto dello zio, il re Creonte, cerca di seppellire le spo-glie abbandonate del caro fratello Polinice.
In Yourcenar, come nella tradizione antica su cui il racconto si basa, Antigone è vittima, o anche coraggiosa eroina che contrasta da sola l’implacabile Creonte. La sua colpa è quella di aver trasgredito il decreto che vieta di sotterrare il nemico principale della polis di Tebe, Polinice, e purequella di aver voluto sfidare il tiranno. La giovane incarna quindi la disobbe-dienza civile e la lotta contro la cieca autorità, tanto che ancora ai nostri giorni viene acco-stata a molte polemiche che coinvolgono la politica, il femminismo, i diritti degli emargi-nati, la giustizia e perfino labioetica, come avviene nell’opera teatrale di Valeria Par-rella, Antigone (2012).
Le origini di Antigone
Difatti, a partire dalla tragedia che l’ha resa famosa, l’Antigone di Sofocle, rappresentata ad Atenenel 442 a.C., questa ragazza che si confronta al potere nell’indifferenza generale non ha mai smesso di affascinare attivisti, scrittori, drammaturghi e filosofi. In realtà la giovane paga anche lo scotto di appartenere a una famiglia su cui gli dei hanno scagliato una male-dizione. Lo ricorda Sofocle e,prima di lui, Eschilo nei Sette a Tebe. Quale sarebbe la terribile maledizione che perseguita lei, il padre Edipo, la madre Giocasta e i fratelli Eteocle e Poli-nice?
Salita alla ribalta nel teatro classico del V secolo a.C., la famiglia di Edipo è la protagonista di uno dei miti greci più strazianti e suggestivi. Tutto ha inizio con Edipo, abbandonato alla nascita dal padre Laio, re di Tebe, perché, secondo l’oracolo di Delfi, il figlio l’avrebbe poi ucciso per sposarne la moglie, Giocasta. Edipo viene però salvato da alcuni pastori e cre-sciuto dai sovrani di Corinto, che tacciono sulle sue vere origini. Ma la sorte è destinata a compiersi ugualmente: per errore, nel viaggio da Corinto a Tebe, Edipo uccide Laio e, dopo aver risolto l’enigma della temibile Sfinge,diviene regnante della città sposando Giocasta, la madre.
Secondo un poema epico dell’VIII secolo a.C. andato quasi interamente perduto, l’Edipo-dia(attribuito a Cinetone di Sparta), dall’unione con Giocasta Edipo non ha prole. Secondo la versionedei drammaturghi classici, giacendo con la madre genera invece quattro fi-gli: Eteocle, Polinice, Ismene e Antigone. Ma in tutto ciò Edipo vive ancora all’oscuro. Quando a Tebe scoppia una terribile pestilenza, il re cerca di capire perché gli dèi vogliano punire la città: la verità del parricidio e dell’incesto viene scoperta, Giocasta s’impicca e Edipo si acceca, lasciando poi Tebe in compagnia di Antigone. Nel frattempo, Eteocle e Po-linice si spartiscono il governo, ma allo scadere del mandato Eteocle si rifiuta di passare le consegne a Polinice, che chiama a sé l’esercito argivo, come descritto nei Sette a Tebe. Al culmine della battaglia i due fratelli si trafiggono a vicenda. Tocca ora a Creonte, fratello di Giocasta, salire al trono. Decreta per il difensore della patria, Eteocle,sepolture degne di un eroe, ed emana un editto che impedisce di inumare Polinice, destinato perciò a vagare come un’ombra nell’Ade.
Simbolo di lotta e rivendicazione
Per questo interviene Antigone, tornata ora a Tebe. Non accetta la legge di Creonte e, di nascosto,prova a coprire di terra Polinice. Creonte la scopre e la condanna a essere murata viva. Ma nellatomba della giovane è riuscito a nascondersi Emone, il figlio di Creonte e com-pagno di Antigone, chesi trafigge con la spada dopo lei s’impicca. Dilaniata dal dolore, anche la madre di Emone si suicida, ponendo fine anche alla stirpe del tiranno Creonte, contro il quale i tebani non avevano avuto il coraggio di ribellarsi.
Dell’Antigone di Sofocle sono rimaste impresse alcune affermazioni, che segneranno le ri-scritture seguenti. Riguardano in particolare due aspetti: il contrasto politico tra Creonte e Antigone e lo status di donna della ragazza. All’inizio del dramma, infatti, Ismene cerca di dissuadere la sorellaricordando: «Bisogna pensare che due donne siamo, e non siamo nate per lottare contro uomini».Le fa eco un feroce scambio di battute tra Antigone e Creonte:
«Non condivido l’odio, ma l’amore», afferma la giovane, e le ribatte così lo zio: «Scendi sot-terra e amali, se devi: mai, finch’io viva, prevarrà una donna».
Non solo: Antigone si appella al rispetto delle leggi «non scritte, e innate, degli dèi», che prevedono per un corpo la giusta sepoltura; Creonte rivendica la legittimità del diritto di stato, che punisce il ribelle. Antigone difende la sacralità della famiglia, Creonte il proprio governo. L’empietà proclamatada Creonte è per Antigone pietà, e i due non trovano mai un punto d’accordo.
Per secoli il contrasto tra Antigone e lo zio sembra rimanere nell’ombra, e torna ad animare la sensibilità degli artisti quando nella società occidentale s’inizia a riflettere sull’individuo come partedel corpo sociale. Nella Fenomenologia dello spirito (1807), il filosofo Hegel ve-drà in Creonte e Antigone due possibilità etiche inconciliabili: la vergine greca rappresenta l’espressione dell’oikos,casa o famiglia, mentre Creonte è il portavoce della polis, con le sue leggi scritte e ufficiali.
Sorte sempre dalla tragedia sofoclea, le numerose riscritture del mito puntano proprio su uno di questi due aspetti: sulla rivendicazione femminile o sulla difesa del singolo, o della famiglia,minacciati da stati e dittature. E non è un caso che, tranne pochi precedenti, come
in Alfieri e Racine, la maggior parte delle riletture compaia nel XX secolo, periodo di guerre cruentee fratricide nonché di lotte femministe. Numerose pensatrici, tra cui Luce Irigaray, Judith Butler eAdriana Cavarero, si riconosceranno nella figlia di Giocasta, sola, in lotta con il patriarcato, intessendo un lungo dibattito che mira a scardinare la famosa affermazione dell’Ismene sofoclea.
Antigone va in guerra
Non solo: le molte riscritture del XX e XXI secolo, soprattutto di ambito politico, tendono a mostrarsi nella forma teatrale perché, come nella tragedia classica, il palcoscenico è luogo di scontro e catarsi nonché strumento per coinvolgere il pensiero critico degli spettatori.
Varrà quindi la pena ricordare due famose interpretazioni teatrali di Antigone – di Jean Anouilh (1941-42) e di Bertolt Brecht (1947) – che si riferiscono entrambe alla Seconda guerra mondiale.Nell’opera di Anouilh, nata durante il governo collaborazionista francese di Pétain, Antigone è un’infantile borghese che compie un gesto disperato, consapevole di non avere prospettive. Creonte è invece un pragmatico legislatore, ma la sua punizione è destinata a divenire una colpa collettiva, come urla il Coro: «Non lasciar morire Antigone, Creonte! Porteremo tutti questa piaga al costato per secoli!». La guerra è protagonista pure in Brecht, che apre la tragedia con lastraziante immagine di un Polinice impiccato dalle SS ed esposto in strada nella Berlino dell’aprile 1945. Disertore, è punito dal regime nazio-nalsocialista di cui Creonte è rappresentante, e Antigone oppositrice.
Come eroina del dissenso politico, Antigone cambierà maschera più e più volte: è ad esem-piosimile alle madri argentine di plaza de Mayo, che lottano contro la dittatura e chiedono notizie dei loro figli desaparecidos nell’opera Antigone furiosa(1986) di Griselda Gambaro. Oltre a ciò, Antigone diviene anche simbolo dell’esilio e della marginalità durante e dopo la guerra civile spagnola, quelconflitto fratricida che tanto ricorda lo scontro tra Eteocle e Po-linice. Tra gli altri, sia il catalano Salvador Espriu sia la spagnola María Zambrano dialogano con la figlia di Edipo durante i duri anni del franchismo. Nella Tomba di Antigone (1967) Zambrano fa della vergine una figura della pietà, che riesce finalmente a purificarsi negli ultimi istanti della sua vita. Più cinico, Espriu la rendesimbolo del perdono, ma lascia inten-dere che il suo sacrificio sarà inutile.
Se in scena e nella storia nulla cambia, è perché gli uomini, gli spettatori, sono stati e sono ancoracarnefici, non soltanto vittime. Il colpevole ora non è unicamente Creonte, con le sue leggi che noncontemplano l’amore: il colpevole è il silenzio di chi a Creonte non si oppone né si assume le proprie responsabilità individuali,come invece fa l’eroina sofoclea. Lo sot-tolinea pure la celebre e provocatoria messinscena di Antigone del Living Theatre, presen-tata in tournée negli stessi anni incui il mondo si confronta con la guerra in Vietnam: subito prima degli applausi gli attori si allontanano impauriti dal pubblico, assassino più dei legi-slatori. Ecco quindi spiegato l’eterno fascino di questa piccola, giovane donna immortalata da Sofocle: continuerà a rivivere ogni volta che potrà sfidare le imposizioni o l’indiffe-renza. Sempre sola, spettinata, armata di compassionee testarda, perché mossa dal sentire del proprio cuore. «Il pendolo del mondo è il cuore di Antigone», chiude del resto così il suo meraviglioso racconto Marguerite Yourcenar.
A cura di Ferdinando Centorrino

